FIERE D’OTTOBRE

||FIERE D’OTTOBRE

Fiere d’Ottobre a Sassuolo, un mondo di colori per una delle fiere autunnali più belle d’Italia!

‘Nel mondo di ieri gli strumenti essenziali del commercio a largo raggio sono le fiere e le borse’.

Cosi scrive Fernand Braudel nella sua opera monumentale su Civiltà materiale, economica e capitalismo. La funzione delle fiere, secondo il grande storico francese, consiste ‘nel rompere la cerchia troppo stretta degli scambi d’attrazione per un’area molto più estesa rispetto a quella del borgo, del villaggio e della campagna circostante, ‘mobilita l’economia di vaste regioni’.

Quindi all’origine, stanno ragioni quasi esclusivamente economiche e commerciali pur essendo la fiera occasione di festa e di trasgressione (il termine fiera deriva dal latino “feria” di cui è metatesi: tempo di vacanza, di sospensione della normale attività uno spazio extraterritoriale dove avviene lo scambio non solo di merci ma di linguaggi, di culture, di beni immateriali).


La storia della fiera d’ottobre di Sassuolo

Anche la fiera d’ottobre nasce sotto lo stimolo di bisogni economici, materiali.

Il 24 Maggio 1503 su pressante richiesta d’Eleonora Bentivoglio, vedova di Gilberto I Pio, Alfonso I d’Este concede di poter fare una fiera per di octo a Saxolo, libera da tutti li dacii de li loci de Vostra Excellentia...

La fiera è un porto franco, un luogo dove le merci possono essere scambiate liberamente, senza dazi né pedaggi. Nella società del 500, con un sistema capitalistico ancora agli albori e un commercio ostacolato da dogane interne, balzelli, misure e pesi diversi, con una produzione ancora – e in gran parte – di sussistenza, destinata cioè all’autoconsumo, la fiera permette un concentrato di merci, l’approvazione di certi generi e lo smaltimento di altri eccedenti. Da una parte, quindi, la fiera come mercato allargato, dall’altra come un luogo che ha privilegi ed esenzioni fiscali. L’appuntamento di Ottobre diventa un richiamo sia di merci sia di commercianti, con buon movimento di capitali.

Negli anni successivi, assieme al mercato settimanale del martedì, attira a Sassuolo non solo gente dei paesi vicini ma anche della montagna, sia modenese sia reggiana.

Attorno al 1630, mentre in Italia imperversa la peste e l’Europa è devastata dalla Guerra dei Trent’anni, la fiera di ottobre prospera e Sassuolo, per volume di scambi, viene paragonata a Milano.

Sopravvivere certo, alle soglie del terzo millennio, l’aspetto commerciale ed economico – le botteghe, le bancarelle, l’artigianato, l’industria – ma come icona dell’abbondanza. Non più luogo privilegiato, limitato, dello scambio ma evento simbolico del consumo di massa, compendio locale del mercato planetario, dalla meccanica all’artigianato africano. Diventa simulacro e in quanto tale riproduce la fiera come rito, come ripetizione/conservazione della memoria storica e culturale della città. Obiettivo dichiarato delle fiere di ottobre è, infatti, quello di ‘non disperdere la tradizione storica delle fiere, radicata nel territorio, e consentire di valorizzare e rivitalizzare il Centro storico, inteso non solo come contenitore fisico, ma anche come momento aggregativo e punto di riferimento culturale’.

Per una realtà industriale come Sassuolo, proiettata sui mercati di tutto il mondo, la fiera costituisce un ritorno alle origini: è una comunità intera che promuove la sua immagine, mette in scena il suo patrimonio materiale e immateriale, riscopre – in una fase di omologazione/ integrazione economica – la sua identità collettiva.


L’origine dei nomi dati alle domeniche d’Ottobre

Il significato dei nomi delle fiere è imperniato sull’approccio commerciale usato dall’avventore sassolese, nell’ottica di fare gli acquisti migliori.
Così, la prima domenica d’ottobre è la féra di Curiàus e ci si reca a scuriosare ed a chiedere informazioni per poi decidere cosa e da chi comprare, ma in realtà non si acquista nulla.

La seconda domenica, pur avendo deciso cosa acquistare, si finge di non esserne realmente interessati per indurre il venditore ad abbassare il prezzo; perciò ci si concentra sulle belle donne! Questa è appunto la féra dal Bèli Dann. In realtà le belle donne a Sassuolo ci sono sempre e non, come dice qualcuno solo questa domenica; occorre infatti anche ricordare che “A Sasol l’è Seimper Festa”.

La tattica degli scaltri capifamiglia sassolesi si concretizza infine nel loro giorno: la féra di Resdàur, nella terza domenica di ottobre, ove il mercante, timoroso di non vendere la propria merce accetterà il prezzo proposto e si concluderà l’affare.

Attenzione però a non farsi fuggire le occasioni e rimandare fino alla quarta domenica d’ottobre: la féra di Sdàs. Come il setaccio trattiene la crusca e lascia cadere la farina, così chi crede di fare affari in questo giorno, in realtà, non acquista che ciò che è stato lasciato dai bravi resdàur in quanto ritenuto non interessante o non conveniente.

La quinta domenica, quando c’è, viene chiamata féra di Stumpài, perché priva di qualsiasi interesse commerciale e necessaria solo a chiudere il mese, quanto questo ha, appunto, cinque domeniche. (fonte: Luca Cuoghi)

Per informazioni:

URP – Ufficio Relazioni con il Pubblico
p.zza Garibaldi, 56 Sassuolo (MO)
tel: 0536/880801
mail: urp@comune.sassuolo.mo.it

2018-01-21T18:44:53+00:00 TRADIZIONI|